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Parco dell'Adamello

Confinando ad oriente con l'Adamello Brenta trentino e ad occidente con il Parco Nazionale dello Stelvio (a sua volta limitrofo del Parco dell'Engadina, in Svizzera), il Parco regionale dell'Adamello costituisce la punta meridionale di una immensa e straordinariamente suggestiva area protetta. Si estende per 51.000 ettari al centro della catena alpina, nelle Alpi Retiche.

Le forme attuali delle montagne sono in gran parte modellate dalla plurimillenaria azione dei ghiacciai e dai successivi fenomeni di erosione prodotti dagli agenti atmosferici. L'altitudine del Parco varia dai 390 agli oltre 3.000 metri di altitudine, cosa che comporta una notevole varietà di climi e di ambienti. Dal fondovalle fino ai 1.000 metri di altitudine si estendono i boschi di latifoglie, costituiti da castagneti intercalati da prati e boschi di carpino nero, frassino maggiore, orniello, pioppo, betulla, ciliegio selvatico, accompagnati da biancospino e nocciolo. Dai boschi di abeti rossi si passa, a quote più elevate, ai boschi di larice. Verso i 2.300 metri si estendono i pascoli alpini, ricchi di genziane e stelle alpine; compaiono anche muschi e licheni. Il gruppo dell'Adamello, ha una conformazione a raggiera e si articola nei sottogruppi del Baitone, del Frisozzo e del Blumone. Cime, creste, monti dominano il complesso di numerose valli diramate per tutto il Parco che ospita, inoltre, il ghiacciaio più vasto d'Italia (circa 18 kmq secondo le ultime stime).

Il capriolo e il cervo frequentano i boschi di latifoglie misti a radure. Il camoscio vive oltre i limiti della vegetazione arborea in pochi branchi. Grazie alla recentissima reintroduzione è ora presente nel parco anche lo stambecco. Gli altri mammiferi che vivono nel territorio protetto sono la lepre alpina, la marmotta, la donnola, l'ermellino, la volpe, la faina, lo scoiattolo, il ghiro, il riccio, il toporagno alpino e l'arvicola delle nevi. Più rari la martora, la puzzola e il tasso.

Testimonianze preziose dell'epoca preistorica sono le numerose incisioni rupestri ritrovate in varie località all'interno del territorio e documentate nel Parco di Naquane a Capo di Ponte e nella Riserva Regionale delle Incisioni Rupestri di Ceto, Cimbergo e Paspardo. Come uno scrigno, il parco racchiude inoltre splendidi esempi dell'architettura rurale alpina: dalle malghe agli edifici rurali di mezza montagna, conosciute come "baite" , agli ampi terrazzamenti.

Quest'area fu anche uno degli scenari più atroci della Grande Guerra: l'inverno durava otto mesi, con nevicate abbondanti che si susseguivano da ottobre a maggio. Il freddo, che la notte poteva raggiungere i  25°C e la neve con altezze medie intorno ai 10-12 m, costituivano un nemico comune per gli alpini italiani e i soldati austriaci che, oltre a combattere fra loro, dovevano anche sopravvivere alle estreme condizioni ambientali.