



Progetto Parchi Accessibili
Parco Laghi di Avigliana
A poco più di venti chilometri da Torino, adagiato allo sbocco della Valle di Susa, si estende il Parco Naturale dei Laghi di Avigliana. Durante il Pleistocene la valle era ricoperta quasi interamente dai ghiacciai; proprio in seguito al loro ritiro si formarono numerosi laghi di cui il Lago Grande e il Lago Piccolo sono gli unici due rimasti. Il Lago Piccolo, con una estensione di 60 ettari e una profondità di 356 metri, che riversa le proprie acque nel Lago Grande, ampio 90 ettari e profondo 352 metri, presenta maggiori caratteristiche di naturalità poiché è circondato da boschi, prati e da canneti.
La zona è costituita da tre ecosistemi: oltre ai due laghi, ci sono l'ampia zona paludosa e le colline moreniche. Il Parco è stato istituito con la finalità principale di salvaguardare i delicati equilibri di questi ecosistemi, messi a dura prova dal pesante sfruttamento delle risorse idriche ed energetiche, dall'urbanizzazione e dall'inquinamento. La vegetazione palustre comprende cannuccia di palude, giunco, menta selvatica, iris giallo, mestolaccia lanceolata, ninfea, ranuncolo acquatico e poligono d'acqua. Le colline moreniche, invece, sono ricoperte da formazioni boschive caratterizzate dalla presenza di rovere, farnia, carpino e castagno.
La fauna acquatica è costituita da carpa, luccio, persico trota, persico reale, alborella, cavedano, scardola. L'avifauna è estremamente interessante e annovera diverse specie tra cui folaga, tuffetto, nibbio bruno, tarabuso, picchio rosso minore, rampichino, porciglione, gallinella d'acqua, cormorano, svasso maggiore, airone cenerino. Nel Lago Piccolo si trovano in gran numero germani reali e folaghe. La specie più caratteristica è lo svasso maggiore che durante il periodo di accoppiamento esegue un rituale di corteggiamento detto "danza dello specchio", osservabile da fine inverno a inizio primavera. Successivamente costruisce dei nidi galleggianti sull'acqua e porta i piccoli sul dorso durante i primi spostamenti. A nord-ovest del Lago Grande si stende la zona dei Mareschi, l'area umida più occidentale d'Italia. In quest'area solo il gracidare di rospi e rane interrompe il silenzio, mentre fulminei fagiani attraversano i prati e aironi cinerini spiccano il volo.
Avigliana era una città di frontiera e per questo aveva un ruolo di spicco, configurandosi come crocevia e snodo viario strategico. Col passaggio della capitale a Torino perse però gran parte della sua importanza e anche il castello, da apparato militare e difensivo, si trasformò in abitazione signorile, per poi risentire duramente della peste del 1600; fu ridotto allo stato attuale dal maresciallo francese Catinat nel 1691. Il centro storico è comunque ricco di testimonianze storiche e artistiche; molte costruzioni databili dal XII al XV secolo evidenziano il passaggio graduale dal romanico al gotico della Avigliana medievale, arricchendo l'esperienza di viaggio di chi si reca in questi posti.